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sabato 25 luglio 2015

Il pianeta gemello




Al bar dove mi sono fermato per pranzare, tutti gli uomini fissano con aria inebetita e bocche spalancate le immagini di sport che la TV partorisce senza sosta da più di venti minuti. Ogni tanto si ricordano della pietanza sul tavolo e se ne portano un po’ alla bocca.
Potessi spegnermi spiritualmente con altrettanta facilità, penso io guardandoli.

Invece sto pensando al pianeta gemello: a un altro me seduto in un altro bar di una periferia qualunque circondato da sconosciuti che pensa le mie stesse cose. (Non fa il fornaio come me, lui è diventato per davvero un chitarrista famoso e sa di noi da molto prima) E le nostre solitudini per un attimo si sommano, riempiendo questi millequattrocento anni luce con un vuoto siderale che inghiotte ogni cosa: facce inespressive, pensieri sconci sulla bella giornalista televisiva, bestemmie e sigarette.
Un vuoto che lascia accesa soltanto una flebile fiammella sullo sfondo delle galassie, agitata dal ritmo di un cuore che ancora non si rassegna, al panico di essere vivo.