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sabato 23 febbraio 2013

Alfonso

Nella mia strada abita un vecchino.  Si chiama Alfonso. E’ una delle persone più strane che abbia mai conosciuto, ma allo stesso tempo ,dai suoi gesti, dalle sue risate, dalle sue passeggiate ostinatamente sempre uguali ,traspare oltre alla stravaganza anche un sentimento, la tristezza.

Posso dire senza timore di smentita che Alfonso abbia in tutto e per tutto l’aspetto di una persona che ha navigato l’abisso senza caderci dentro tanta è la sofferenza che traspare da certi suoi comportamenti.
Anche l’andatura, il passo, ne risentono. 

Osservandolo dall’alto della mia finestra tante volte mi sono divertito a scrutare quell’andatura stanca e ciondolante da cavaliere appiedato. Le gambe e tutta la parte inferiore del corpo sembrano ormai staccate dal resto, procedono fiduciose verso il futuro, mentre le spalle e  il busto sembrano ancorate al passato. Si potrebbe dire che la morte l’abbia già acciuffato ma solo per metà, quella superiore appunto.

Oggi me lo sono trovato davanti , sul marciapiede. Ha iniziato a sorridere e annuire  già dal fondo della strada, non avevo scampo. Quella risata carica di sarcasmo tipica che mettono in mostra i vecchi quando incontrano persone più giovani, con le quali hanno un certo rapporto di confidenza.

 Ti deridono con la fierezza di chi è uscito indenne dal tritacarne, mentre tu sai che hai ancora tutti gli inferni da attraversare.

<<Buongiorno Alfonso!>> ho detto con la mia solita faccia a ebete  <<E sarà proprio un bel natale, Si!>> ha detto lui con una vaga nota di disprezzo nella voce. <<Perché che è successo?>> ho chiesto allora io dimenticandomi di spegnere il sorriso. <<Si, proprio un bel natale.>> ha detto di nuovo mentre gli occhi si sono velati di lacrime.
 Ed è ripartito, o meglio le gambe sono ripartite, mentre gli occhi, ancora per un secondo sono rimasti nei miei.