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martedì 16 luglio 2013

In fondo ai viali immacolati







C'era tutta la magia di un racconto ancora da scrivere
quando mio padre, incontrando i miei, si stropicciava
gli occhi stanchi, provati dal duro lavoro e infine sorrideva,
con quel suo volto interminabile, che non sapevi mai cosa volesse
dire l'espressione che aveva appena messo su.

C'era sempre un'incombenza di notte in quella luce strana,
una sorta di vagabondaggio dell'animo che si sforzava a ogni costo di
apparire naturale in mezzo a tanta gente e tanto sole
ma che (si sapeva)  non vedeva l'ora arrivasse il buio per
poter nuovamente scomparire.

E la sera arrivava sempre a chiudere le imposte sul babbo
e i suoi occhi stanchi, come un'eclissi di felicità.

Senza terra sotto i piedi, naufrago dell'esistenza
mi chiudevo allora nell'universo della mia cameretta la sera
a passeggiare su quell'infinito lungomare di addii 
cercando tra le onde un sorriso, una carezza, qualsiasi cosa
gli fosse caduta dagli occhi, durante quella lunga agonia di persone.

C'è luce in fondo ai viali immacolati.