domenica 30 giugno 2013

Lapo e Sandrino






<<Hanno detto domani?>>
<<No! No! Stanotte. Succede stanotte. Ssst, parla piano>>
<<A che ora?>>
<<E come faccio a sapere a che ora scusa?>>
<<ah>> nel buio, la faccia di Sandrino si fece  pensierosa
<<Ma non pensi mai tu prima di parlare? Ti senti esensato, eh?>>aggiunse seccato il fratello maggiore.
<<Comunque...>> proseguì <<Io l'ho già vista>>
<<DAVVERO? E com'è, com'è?>>
<<Ssst, cavolo!  Abbassa la voce. E' tutta bianca, e ricopre tutto. Ma proprio tutto eh! E poi... >>
Lapo fece una lunga pausa a effetto, Sandrino nel buio  trattenne il respiro.
<<E poi chiudono le scuole!>> Bisbigliò con forza al fratello minore per creare un effetto sorpresa.

Sandrino  impiegò un paio di secondi buoni prima di  comprendere il significato della strabiliante notizia<<E VAI!>> urlò con la sua voce disgraziata, desiderando di alzarsi e mettersi a ballare sul letto

<<SILENZIO VOI DUE!>> urlò la  mamma

<<Ecco hai visto? >> disse piano Lapo al fratello più piccolo.
Nella cameretta calò allora un profondo silenzio.
<<Alle due?>> chiese  Sandrino poco dopo
<<Ah, ma allora sei davvero scemo come dice la mamma! Non si sa a che ora!La neve viene a che
ora vuole ! Non è come la campanella della scuola, ok?Dormi ora>>di nuovo silenzio.

<<Io credo che la sognerò>> disse allora Sandrino nel buio scosso da un'elettricità strana. Gli occhi non potevano vedere niente ma la mente invece si era già messa in moto e aveva iniziato a ricreare una di quelle
situazioni stupende e piene di colori che finivano sempre per farlo sorridere. L'altalena dei giardini era li adesso  proprio davanti ai suoi occhi, solitaria e ammiccante. Quella scortecciata però, quella alla quale mancava un pezzo. La preferiva all'altra, e se erano tutte e due libere lui sceglieva sempre quella alla quale mancava il pezzo di legno sulla seduta. A volte c'era da lottare per scacciare gli altri bambini, ma alla fine vinceva sempre lui, quella era la sua altalena.

Le gambine arrancavano nell'aria cercando di creare una specie di spinta ma tutto
quello che riusciva a fare era di muoversi appena lateralmente, mentre gli altri bambini, spinti dai genitori
arrivavano a vedere il mondo da una prospettiva che lui poteva soltanto immaginare, e immaginandola si
ritrovava nuovamente a sorridere, senza neanche averci pensato, e il fratello allora s'arrabbiava.

<<Ma se non l'hai mai vista. Che sogni?>> disse Lapo con
la voce impastata dal sonno.
<<E' bianca vero?>> chiese Sandrino
<<Si... proprio bianca>>
<<E fredda! E' anche fredda  vero?>>
<<Si...>> rispose il fratello maggiore con voce stanca <<si, proprio fredda. Dormi ora, dai.>>
<<ok. Spetta... >> Sandrino sgattaiolò fuori dal letto
dirigendosi alla finestra <<ancora niente>> disse piano rivolto al fratello
<<E' presto Sandro. Viene stanotte >>
<<Ah, ok. Credevo fosse già notte, è tutto buio>> rispose Sandrino mentre a passettini
veloci faceva ritorno verso il letto.

Di nuovo l'altalena, le catene fredde e grigie. La seduta,
tre assi di legno scortecciate, la terza mancava di un bel pezzo.
La spesa. La mamma che andava a fare la spesa, lo lasciava
davanti all'ingresso del giardino. "Vai a giocare, devo fare la spesa" diceva aprendogli
la portiera per farlo scendere.
Sembrava un po' strano,tutti gli altri bambini erano insieme ai genitori, ma le loro mamme non
dovevano fare la spesa come la sua.
<<Lapo?>>
<<Uff, che c'é>>
<<davvero la mamma dice che sono scemo?>>

Il padre era stato chiaro parlandogli della condizione del fratello. <<Guarda che a dieci anni
arrivano a ragionare a malapena come un bambino di quattro>> gli aveva detto <<vacci piano, ok?>>
Ma Lapo  che ce l'aveva in camera ogni santo giorno e lo sentiva ragionare
in continuazione aveva ben chiara un'altra verità. Suo fratello  non era per niente
scemo, sembrava si rendesse conto di tutto, ed era estremamente sospettoso per giunta.
Non poteva allontanarsi di un passo insieme ai suoi amici, provarci con qualche ragazza  che eccolo lì, a sorridere, magari seminascosto dietro un albero, magari a dondolarsi stupidamente su quell'altalena del cazzo, con quell'espressione allegra e triste insieme, Sandrino c'era sempre;
Monito invalicabile , ostacolo insormontabile per i suoi ormoni lanciati a folle velocità sulla ripida discesa
dell'adolescenza. Impossibile da fregare, con quel sorriso beffardo e soddisfatto Sandrino era il muro sul quale ormai senza freni si sfracellavano i suoi bollori di quindicenne!

Ma poi... quando te lo ritrovavi la notte, in camera al buio,  e cominciava con quei discorsi strani
che sembrava si rendesse conto, si insomma, si rendesse conto di essere diverso ecco, non potevi
fare a meno di sentirti uno stronzo. Come quando l'altra sera se n'era uscito con quella voce strana e
sfortunata  <<Ti voglio bene>> gli aveva detto  appena spenta la luce, e Lapo era rimasto
al buio, con gli occhi che iniziavano a bruciare e il cuore  che gli batteva forte pensando alla mamma che buttava il fratellino fuori dall'auto di fronte all'ingresso del giardino,  e al padre, lavoratore da sedici ore al giorno  "forzato"  per scelta.

<<No che non lo dice Sandrino. Dormi ora, 'notte. >> rispose immaginando
la faccia del fratellino, che piano piano, cullata da chissà quale altalena fantastica,
sorridente s'addormentava.

venerdì 21 giugno 2013

Un incommensurabile necessità di esistere.








Se ne vanno via, mano nella mano amore nell'amore.
Non li conosco ma sono gli stessi da sempre.

Lei gli ha appena dato un calcetto nel  sedere,
lui ride, ma  intanto finge di non averlo sentito. Lei ripete il gesto più forte , lui si
gira e le dice qualcosa.

La ragazzina  scoppia in una grossa risata e lo ricopre
con le briciole della focaccia  mezza masticata che hanno appena comprato da me.
Avranno si e no 15 anni. Lui si finge incazzato, ma poi deve smettere
perché è troppo anche per lui, e scoppia a ridere insieme a lei.

Riprendono il cammino, le mani si ritrovano come fossero dotate di una
loro intelligenza, questa volta svoltano l'angolo e se ne vanno.
Io resto li, al mio posto, come sempre.

A 15 anni si svoltano angoli, alla mia età i piedi sono
fusi nell'asfalto.  Chissà se mi staranno pensando.
Chissà se uno dei due avrà ancora
negli occhi la mia faccia stanca, vecchia, noiosa.

Magari no.

Magari pensano soltanto ad arrivare al motorino e andarsene
in qualche giardino al più presto; Via dal mio grigiore, dalla monotonia.
A quell'età la vita sboccia in ogni prato, su ogni panchina, su ogni sella di motorino
ogni minuto è buono per perdersi e non tornare più.

Devo rientrare, devo lavorare, devo preparare,
devo essere pronto per domani sera, devo farmi trovare
ancora qui, sulla porta, ad aspettarli.

giovedì 6 giugno 2013

Io, un viale assolato e un universo morente


Ti ricordi di Mirko? Si, quello mezzo pazzo che suonava
la batteria con noi nel primo complessino. Quello che si vantava
di averle provate tutte le droghe. Oggi  l'ho rivisto.
Sono passati 24 anni, sai? Non ci crederai ma è su una carrozzina.

Cazzo, in carrozzina capisci? No, non è paralizzato,
non ha avuto un incidente o quella roba lì. "Infermo" credo che si dice.
Non può più camminare per colpa dell'alcool. Dice che c'ha la flebite
e che forse gli devono tagliare anche una gamba.

 Io stavo viaggiando tranquillo col mio scooter nuovo di pacca e mentre
 ero fermo a un semaforo mi sento chiamare. Ti  giuro che se non mi diceva chi era
non lo riconoscevo mica. Ti ricordi i capelli che aveva? Ora son tutti bianchi. Anzi no, bianchi e
grigi che è anche peggio. E poi c'ha le mani tutte gonfie e spellate che sembrano
due grosse salsicce dimenticate al sole.

Insomma,  io stavo lì seduto sullo scooter  non volevo mica scendere
mi sembrava una cosa sbagliata ritrovarmelo davanti in quelle condizioni
e pensavo di tagliare la corda velocemente, invece lui non mi
mollava , voleva sapere di te e degli altri. Poi siccome gli dava noia
lo scarico del motore mi ha detto di spegnerlo, perché mi doveva dire una
cosa importante.

Allora son dovuto scendere e mi sono messo proprio davanti a lui sul marciapiede.
Credevo che era finita lì, che non poteva andare peggio la cosa e invece mi sbagliavo.
C'era una cosa  attaccata alla carrozzina, una busta di plastica con dentro della roba gialla scura.
L'ho vista, ma il mio cervello ha fatto finta di nulla, ma lui  ha visto che l'avevo vista e allora
mi ha detto che è la sacca per il piscio. Ha il tumore alla vescica, che però dice
che è partito dai polmoni per via delle sigarette, e che è facile che muore entro l'anno.

Era tranquillissimo, anzi c'aveva la faccia soddisfatta mentre mi parlava, e più
vedeva che ero in difficoltà e più che sembrava soddisfatto. C'aveva la sfacciataggine dello sconfitto,
di quelli che  non c'hanno più un cazzo da perdere dipinta in faccia.
Io gli ho detto che dovevo  proprio andare ora, che c'avevo un impegno e lui mi dice questa cosa
che mi ha proprio colpito. Che mi è sembrata davvero bella, e che m'e rimbombata nella testa tutto il giorno.
Ora te la ridico ma te la dico come posso,  non sono mica bravo come te con le parole.
 Insomma mi guarda e mi fa:
<<Non rimpiango nulla sai? In fondo  Il bello della vita è anche questo .
Non si possono fare le prove. Non esiste il soundcheck.
Uno va e si augura di aver preso la strada giusta.
 Anzi, quando si è  giovani non ci si augura proprio un bel niente,
 al massimo si accordano gli strumenti, tutto il resto s'improvvisa>>